Da quattro anni dirigo Management della Sanità, mensile specializzato in tematiche di innovazione professionale per il mondo della Sanità, e indirizzato agli operatori del settore.
Di risk management in sanità la rivista parla tutti i mesi, dando voce ai professionisti che, all’interno di Asl e Ospedali pubblici e privati, con il rischio clinico si confrontano giorno dopo giorno, sul campo. Nel corso di una recente tavola rotonda organizzata da Management della Sanità a Milano è emerso un vero bisogno di confronto diretto, senza troppi filtri, tra i diversi rappresentanti della “filiera” del rischio in Sanità. Questo blog nasce dunque come tassello di un progetto più ampio, che si svilupperà a partire da settembre sulle pagine della rivista e attraverso incontri sul territorio. Si rivolge a manager e dirigenti della sanità, assicuratori, fornitori di servizi tecnologici specializzati, cittadini sensibili al tema.
Tutti siete invitati a confrontarvi in queto spazio, e a fornire stimoli, considerazioni, segnalazioni che possano consentire un proficuo approfondimento di un tema di estrema centralità per gli addetti ai lavori, e con altrettanto importanti riflessi nella vita di tutti noi, in quanto potenziali pazienti del servizio sanitario nazionale.
Di risk management in sanità la rivista parla tutti i mesi, dando voce ai professionisti che, all’interno di Asl e Ospedali pubblici e privati, con il rischio clinico si confrontano giorno dopo giorno, sul campo. Nel corso di una recente tavola rotonda organizzata da Management della Sanità a Milano è emerso un vero bisogno di confronto diretto, senza troppi filtri, tra i diversi rappresentanti della “filiera” del rischio in Sanità. Questo blog nasce dunque come tassello di un progetto più ampio, che si svilupperà a partire da settembre sulle pagine della rivista e attraverso incontri sul territorio. Si rivolge a manager e dirigenti della sanità, assicuratori, fornitori di servizi tecnologici specializzati, cittadini sensibili al tema.
Tutti siete invitati a confrontarvi in queto spazio, e a fornire stimoli, considerazioni, segnalazioni che possano consentire un proficuo approfondimento di un tema di estrema centralità per gli addetti ai lavori, e con altrettanto importanti riflessi nella vita di tutti noi, in quanto potenziali pazienti del servizio sanitario nazionale.

2 commenti:
Trovo molto interessante l'iniziativa di questo blog. Mi aspetto di trarne opportunità, e forse di offrirne qualcuna ad altri colleghi. In un settore così nuovo, e anche un po' di moda, non è molto facile incontrare persone che hanno a cuore prima di tutto la ricerca dei propri punti deboli e la sicurezza per i cittadini. Ho potuto constatare personalmente che in questo caso l'iniziativa è fortemente orientata alla tutela del cittadino, non solo per motivi assicurativi e finanziari ma anche per profonde scelte etiche. Dunque, grazie a Ettore Grassano per questa importante (e gradevole) iniziativa.
Pietro Ragni, Reggio Emilia
Confermo che iniziative di questo tipo non possono che rilevarsi utili per pazienti/utenti ma anche per gli stessi operatori che in questi anni hanno vissuto e stanno vivendo un clima di continua crescita della responsabilità professionale derivante da molti fattori tra i quali sicuramente spicca una sempre minore fiducia da parte dei cittadini. Quante volte la sensazione è di avere a che fare con pazienti le cui aspettative sono irrealizzabili, di soggetti che a fronte di un problema di salute si rivolgono all’ennessimo professionista per avere la conferma di quanto affermato dai numerosi visti prima, di dover riuscire, nel poco tempo a disposizione, a spiegare nel dettaglio indicazioni, controindicazioni, effetti attesi, complicanze, etc di una procedura senza creare quell’effetto negativo ed inefficace legato all’eccesso informato, e così via.
Senza dimenticare che il sistema con il quale vengono giudicati i professionisti in ambito di responsabilità professionale è lo stesso che viene utilizzato per tutti gli altri reati. Così dagli anni 90 in poi alcune sentenze hanno scosso gli animi e aumentato profondamente le ansie degli operatori sanitari perché il messaggio che scorrettamente è passato è stato quello del “attenzione alla forma più che alla sostanza” creando effetti devastanti.
Certo non è un problema solo italiano questo.
Gli Stati Uniti stanno cercando di affrontarlo senza essere riusciti ad aggredirlo in modo efficace a partire dalla prima crisi di malpractice avvenuta negli anni ’70.
Altri Paesi si stanno interrogando per riuscire a trovare modalità efficaci, capaci di ridurre effettivamente il rischio per i pazienti di incappare in un evento avverso.
Parlarne credo sia cosa comunque utile anche perché lo scambio di idee, di punti di vista, di progetti e dei risultati raggiunti, delle migliori pratiche può essere motivo di crescita per tutti.
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